Cantare è proprio di chi ama – Un coro di 3000 persone a lezione dal Maestro Riccardo Muti

Cantare è proprio di chi ama – Un coro di 3000 persone a lezione dal Maestro Riccardo Muti

di Grazia Sacchini

Nei giorni 1 e 2 Giugno, nell’ambito del festival “ Le vie dell’amicizia”, si è svolta a Ravenna l’iniziativa “Cantare est amantis”, una lezione del Maestro Riccardo Muti su tre cori d’opera verdiani: Va Pensiero dal Nabucco, Patria Oppressa dal Machbet e Jerusalem dai Lombardi alla prima Crociata.
Nato da un’idea del Maestro e della signora Maria Cristina Mazzavillani, sua moglie, per la prima volta è stato tentato un esperimento di canto aperto ai cori di tutta Italia e a cantanti professionisti e non.
E l’Italia ha risposto: 104 cori da tutte le regioni, ringraziate dal Maestro una a una alla fine della due giorni canori, e 1202 cantanti per un totale di 3116 cantori, fra questi la gloriosa Corale Giacomo Puccini di Grosseto. Un’esperienza indimenticabile che si è aperta domenica pomeriggio con la sistemazione dei partecipanti nei vari settori del Pala De Andrè che nell’attesa della lezione hanno cantato per scaldarsi cori popolari da Quel mazzolin di fiori a Romagna mia, da Volare a Bella ciao; si respirava un’aria di vacanza, di attesa.
Il Maestro è stato accolto come una rockstar, applausi, fischi e naturalmente tutti in piedi finché ad un suo gesto i cantori si sono sistemati e si è cominciato con Va Pensiero. Incredibilmente alla fine del brano il Maestro ha applaudito profondendosi in complimenti per l’esecuzione. Ma in realtà poi Riccardo Muti ha srotolato il pezzo e una frase dopo l’altra ha fatto capire come dovesse essere cantato “davvero”. Mai sillabando le note, articolando le frasi, cantando con quella bella lingua italiana che suona già come una musica. La lezione, proseguita con lo studio di Patria oppressa dal Machbet, è scivolata via fra grani di purissima sapienza musicale e incursioni nel folklore molfettano, stoccate alle regie “moderne” delle opere liriche e delle messe beat che hanno sostituito i canti religiosi tradizionali.
Nessuno era stanco e tutti seguivano le sue parole in un silenzio irreale; molti applausi e risate alle battute e ogni cantore segnava sulle partiture o sui propri quaderni tutto ciò che il Maestro spiegava. Coristi che leggevano le note senza fatica accanto a quelli che seguivano solo le parole, anziane signore torinesi emozionate fino alle lacrime vicino a due ragazzine cinesi venute solo per vedere il Maestro Muti.
Il 2 Giugno la lezione si è aperta con l’esecuzione dell’inno di Mameli, ripetuto due volte perché il Maestro ha spiegato che il SI’ finale non è in partitura, con la raccomandazione di non cantarlo mai come se fosse una marcetta, ma con la volontà di affermare che noi italiani non siamo un popolo da ridicolizzare, ma elegante, raffinato ed affatto comico.
Il Maestro, che ha dedicato tutta la vita allo studio dell’opera di Verdi, lo ha messo poi in confronto con Wagner e si mostrato molto risentito per il fervore quasi religioso riservato al tedesco e il tentativo di alcun critici musicali di sminuire la statura dell’italiano.
Come scrisse D’Annunzio a proposito di Verdi “ …egli pianse ed amò per tutti”; per tutti noi che lo ascoltiamo e lo cantiamo, che lo abbiamo dentro nel nostro codice genetico anche se non conosciamo la lirica. Con le sue opere Verdi ha costruito un pezzetto di quell’Italia che adesso fatica a riconoscere la forza della musica, che trascura i suoi talenti, seguendo solo vuote espressioni similculturali.
Con l’esecuzione di tutti e tre i pezzi e di nuovo l’inno italiano la lezione è finita ed è cominciato l’assalto dei fan per una firma del Maestro che ha promesso di ripetere l’esperienza il prossimo anno.
Un’esperienza che dal punto di vista musicale e umano, nonché di divertimento, sarà difficilmente ripetibile.
Una ulteriore riflessione, molto più prosaica, è d’obbligo; aver portato più di tremila persone in un luogo per cantare ha significato per la città di Ravenna un considerevole introito per tutto l’indotto che stava intorno all’evento. Ristoranti ed hotel avevano il tutto esaurito e moltissimi dei partecipanti hanno approfittato per visitare i bellissimi luoghi e la città dei mosaici bizantini.
E’ dunque proprio difficile pensare di poter “sfruttare “ la musica per costruire bellezza e occasioni, anche economiche, per il nostro territorio? Oltre al cibo per il corpo, omaggiato in tante manifestazioni maremmane, dedichiamoci più spesso al cibo per la mente perché “….quando canta qualcuno fermati e ascolta; non canta chi non ha niente nel cuore”